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alla ricerca del futuro perduto
seguitando
post pubblicato in Diario, il 12 aprile 2011
Seguitando, io dico che il mondo mi fa un bel schifo. ed in particolare in quello che si dice il mio paese, l'italia. io dico anche che tutto ciò che si oppone all'andazzo è completamente inadeguato, spuntato, impotente. dico anche che c'è l'ipocrisia di chi critica senza prendersi la responsabilità delle proprie parole, accettandone le conseguenze, le conseguenti rinunce, i sacrifici della propria comodità e non i sacrifici sbandierati come cristiana penitenza.

Insomma qui c'è una rivoluzione, nuova, attiva, creatrice, comune, da fare e portare avanti. L'entusiasmo che la può sospingere è quello di chi non vuole più avere padri e padroni cui rendere conto, di chi crede che la propria interiore libertà sia un bene irrinunciabile e inappaltabile, quella della bellezza come misura della felicità e della sapienza come risultato della scoperta attraverso il viaggio.

Cominciamo?

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regole
post pubblicato in Diario, il 18 aprile 2009
Il nostro presidente del Consiglio ha detto che le inchieste della magistratura fanno perdere tempo, e che invece bisogna pensare alla ricostruzione. Allora era proprio a questo che servivano le copiose lacrime, a nascondere le responsabilità. Se non si puniscono i colpevoli, chi ci assicura che non si ricostruirà con gli stessi criteri che hanno portato ai facili crolli? Quale è il rispetto per le vittime, perchè sia resa loro giustizia ed individuati i responsabili della loro morte?
Queste sono le questioni fondamentali che toccano l' etica di un paese, e su questo l' opposizione, se ci fosse, farebbe una battaglia vera, di sensibilizzazione dell' opinione pubblica su questi temi, del rispetto della legalità e del rispetto del territorio. Ma nessuno sembra capire che è proprio partendo da queste battaglie di principio che si possono trovare nuovi consensi, ed erodere la troppo facile egemonia berlusconiana. Quando finalmente qualcuno opporrà una resistenza morale a questa deriva contro le regole?

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Santoro
post pubblicato in Diario, il 15 aprile 2009
E' arrivata puntuale la punizione di Annozero, il programma di Michele Santoro. E' evidente che non è possibile schierarsi fuori dagli schemi, ormai il conformismo è la legge che impera. Ma forse la speranza è che fatti fuori gli ultimi esponenti del vecchio giornalismo controcorrente, si faccia strada chi effettivamente propone qualcosa di nuovo, non necessariamente che faccia scalpore come Santoro ma che sappia andare a fondo nell' indagine. Perchè ormai non è rimasto più nulla, al di fuori della ripetizione di ogni più torbido chiacchiericcio.
L' esasperazione può portare ad una nuova rivoluzione!

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sincerità
post pubblicato in Diario, il 13 aprile 2009
Perchè poi verrebbe da chiedersi: perchè la gente è così rincoglionita? La risposta è che non c' è spigazione, se non nell' incapacità di amare alla quale si tenta di assuefarci...

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io
post pubblicato in Diario, il 11 aprile 2009
Mi chiedo tante cose, in questo Aprile 2009. Mi chiedo ad esempio se tutto il caos che mi circonda, da tanto tempo, e cui ho voluto dare un ordine, sia ormai un lascito del passato che andrebbe lasciato da parte, per affrontare nuove sfide. O se invece è proprio il recupero del passato, il riagganciarsi alle radici più profonde e sentite, la strada per il futuro. Mi chiedo, anche, quali sono le mie radici, il contatto più autentico con me stesso, il lascito più sincero del mio passato. E' difficile spezzare un lungo legame amoroso, diceva Catullo, e se questo legame è con una parte di te stesso, con scelte luoghi esperienze persone, allora diventa un' impresa distinguere il buon lascito dal cattivo. L' inerzia che ha contraddistinto il mio agire negli ultimi anni non ha più quella forza, quell' imperativo ad andare avanti comunque, che mi portava a non riflettere sul perchè di un atteggiamento, scelta, idea. Ora forse ho il tempo di chiedermi chi sono e cosa voglio fare, di me e del mio passato, anche se ancora il contatto con me stesso non avviene ad un livello profondo, di condivisione con il mio essere.
Il discidium più profondo è quello che oppone un' idea statica ad una dinamica della vita, se devo fissarmi su come sono o su ciò che faccio, se devo essere a Nord o a Sud dell' anima, se devo essere ribelle o conciliante.
E' come se ora dovessi riscrivere me stesso da capo, dal nulla, in un' attività creativa che può improvvisare ogni tipo di scelta senza sentirsi legata ad alcun vincolo, perchè io in realtà sono sgancaito da affetti, amicizie, mondi, universi cui appartenere. E' un rischio, ma io so che la ricerca del futuro non può prescindere dall' analisi del passato, da ciò che mi ha portato a questo, ed è dura non sentire la lacerazione di scelte che sono state decisive e che avrebbero potuto portare altrove. E' difficile accettare la propria provvisorietà.
E' una stanza il mio mondo, mi indica una vocina, una stanza in cui fermarsi e sentire, ascoltare, odorare, è la convinzione che esista qualcosa di vero ma che questa verità coincide con la disinvoltura di ciò che è naturale, intuitivo, a portata di mano.
Ho affrontato grandi avventure, mi sono sobbarcato grandi pesi, ora la condivisione la voglio con chi realmente sa cosa sono, ed ha intenzione di nutrirsi della vita fino alle sue più intime fibre.

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emotions
post pubblicato in Diario, il 10 aprile 2009
...e così è giunto il giorno del dolore, quello in cui non c' è spazio per altro se non per il lamento e la reciproca consolazione. Ma credo che si debba impare qualcosa. Che la natura non è un elemento esterno a noi, da cui si può prescindere, ma che è parte di noi e come tale va conosciuta e rispettata. Si vive di falsi sogni e certezze legate a quadretti immaginari, e la paura è che tanta emozione non sia altro che un modo per esorcizzare il contatto con la realtà. Non mi piace lo sfoggio dei sentimenti, l' indiscreto occhio di tante telecamere che drammatizzano ciò che è già dramma. Si rischia di modificare in questo modo la percezione di quello che è avvenuto, come se la catastrofe non fosse parte integrante del nostro vissuto possibile, nel piccolo di ciascuno.
La testimonianza è un dovere, ma la paura ad esprimere sentimenti veri, come l' insondabilità ed inspiegabilità del male, spinge a costruire una patina di affettazione sulla comunicazione del dolore. La morte esiste, è sempre esistita e niente può evitarla. Qesta consapevolezza è quella che può spingere a salvaguardare al meglio la vita, con il porsi domande ed il tentativo di darsi risposte, su ciò che si può fare per evitare il più possibile il disastro, in casi come questo. Altrimenti il rischio è quello di affidarsi da un lato ad una fatalistica accettazione della sofferenza, e dall' altro non fare nulla per evitarla, o peggio far finta che non esista, esagerandone quando si affaccia a noi le conseguenze emotive.

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permalink | inviato da itaca il 10/4/2009 alle 19:16 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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